Perchè Berlusconi fiancheggia Sarkozy sui Rom

Kirk

« Unione Europea, ultima frontiera. Eccovi tutti gli interessi di un ballista stellare durante la sua missione quinquennale. Diretta all'esplorazione di nuovi affari. Alla ricerca di altre forme di guadagno e di inciviltà. Fino ad arrivare là dove nessun Premier è mai giunto prima. » [Silvio Kirk Berlusconi]

 No, non è l’inizio di Star Trek, anche se potrebbe tranquillamente essere quello dell’ultimo capitolo di Balle Spaziali. E’ piuttosto la nuova saga che narra le vicende di un uomo e dei suoi interessi. Più che un terrestre, un Klingon. A questo si è ridotta non solo la politica nazionale di un grande paese democratico come l'Italia, ma perfino la sua politica estera, da Gheddafi a Putin, passando per Mubarak, fino ad arrivare là, dove nessun Premier era mai giunto prima: l'Europa.

 Sarkozy caccia i Rom. Senza consultarsi con nessuno. La commissaria europea Viviane Reding, che è una persona seria (in Italia, serio è un aggettivo che molti devono cercare sul dizionario) giustamente fa notare che dopo la seconda guerra mondiale si aspettava di non vedere mai più queste cose. Il nano ubriacone francese, che beve per dimenticare l’esuberanza di Carlà, manda affanculo la Reding (chiamiamo le cose col loro nome). Tutti i leader europei lo fissano immobili, a braccia conserte, con il sopracciglio destro inarcato, in segno evidente di rimprovero. Tutti tranne uno, il nano puttaniere italiano.

 Perché i due nani vanno così d’accordo? Il Corriere vi racconta che Berlusconi vuole alzare il livello di attenzione sull’immigrazione.

 A parte che tutti sanno che i flussi migratori sono un’altra cosa, ovvero riguardano principalmente gli africani che dalle coste del Mediterraneo cercano di sbarcare a Lampedusa, mentre i Rom sono popolazioni stanziali europee ormai millenarie, originarie presumibilmente dell’India del nord. Dodici milioni di persone che nulla hanno a che fare con la Romania e che non migrano da nessuna parte, semmai si spostano tra le frontiere interne, che non esistono più. In Francia ce ne sono 400 mila, di cui il 95% ormai cittadini francesi a tutti gli effetti. Non trovandosi all’esterno dei confini europei, Berlusconi non può pagare un dittatore africano per trucidarli a colpi di mitra scaricando la responsabilità su un paese che non ratifica nessun accordo internazionale sui diritti umani, come ha candidamente ammesso Maroni quando, per tranquillizzare gli italiani dopo il cannoneggiamento libico ai danni di un peschereccio siciliano, senza scomporsi minimamente ha detto: “tranquilli, pensavano che fossero immigrati”. Come a dire che sparare su una nave carica di africani invece è roba di ordinaria amministrazione.

 A parte inoltre gli inciuci di alta finanza italo-francesi, nei quali Sarkozy - che a farsi gli italiani, dopo la Bruni ci ha preso gusto - fa l’uomo e tutti noi le pecore, come nel caso dalla svendita di Alitalia ad Air France –  realizzata rigorosamente solo dopo avere scaricato i debiti sulle spalle del popolo – o del finanziamento al nucleare francese erogato commissionando a Edf la realizzazione delle quattro centrali italiane (o credevate che, almeno quelle, ce le saremmo costruite da soli?).

 A parte il fatto che sia curioso che uno che non ha esitato a dare del Kapò a Martin Shulz, politico tedesco, per avergli ricordato l’ovvio, ovvero che in Italia esiste un conflitto di interessi, possa scandalizzarsi se la Reding fa un generico riferimento alla seconda guerra mondiale per bacchettare un politico francese.

 A parte il fatto che Berlusconi scambia la politica internazionale per un rapporto tra affaristi di società di capitali, affermando che « la signora Reding avrebbe fatto meglio a confrontarsi privatamente con i francesi, prima », tradendo così ulteriormente la sua spudorata inclinazione a trasformare il dibattito pubblico in una riunione privata, possibilmente tutti incappucciati e con una vergine – meglio se minorenne – da sacrificare.

 Fatte salve tutte queste – scontate – considerazioni, c’è una cosa che il Corriere non vi dice, ovvero che la Reding è stata Commissario europeo per la Società dell’Informazione. Ne parlai in occasione della chiacchierata sulla Dichiarazione di Amburgo. In queste vesti, fu con il suo voto determinante che la Commissione diede il via libera allo sbarco di Sky sul digitale terrestre, decisione contro la quale immediatamente si espressero Mediaset, che nientemeno annunciò ricorso alla Corte di Giustizia Europea, e il cortigiano posto a difesa delle televisioni del premier: Paolo Romani (quello del decreto, per intenderci). Si lamentarono per gli effetti dirompenti che la decisione avrebbe avuto in termini di pluralismo. Loro, che amano tanto il pluralismo da avere impedito a Francesco Di Stefano, editore di Europa7, di trasmettere sulle frequenze che aveva regolarmente vinto (e che Emilio Fede aveva regolarmente perso).

 Oggi, mandare affanculo la Reding non ha prezzo, per Berlusconi. Peccato che, come il capitano Akab, “roso di dentro e arso di fuori” per la smania di uccidere Moby Dick, stia trascinando il Pequod (ndr: l’Italia) in acque internazionali burrascose. E l’Italia è una barchetta che fa acqua da tutte le parti già di suo.

 Ma tanto Noè ha la sua Arca, piena zeppa di pecore e di vacche, che gli frega?

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Categorie: Esteri, Politica, Informazione