Le parole che non ti ho detto
Oltre un anno fa mi sono occupato del caso del caso del
bambino affetto da autismo, maltrattato da un fotografo Disney all'interno di un centro commerciale
Carrefour, e discriminato dallo stesso staff Carrefour. All'epoca l'Italia inorridiva al suono delle parole: "Se suo figlio è malato, non lo deve portare in giro".
Si dice che le città abbiano un anima, un'aura che aleggia e incombe sopra i suoi cittadini, modificandone inclinazioni, attitudini e carattere. Così avviene anche per le aziende. La classe dirigenziale, per via del codice etico-morale complessivo del management, impone un clima che all'interno della gerarchia occupazionale tutti finiscono per respirare, dai top manager giù giù fino all'ultimo inserviente.
Ora, a distanza di molto tempo, viene meglio a determinarsi quale siano carattere e natura dell'
organismo Carrefour. Decidere di includere la voce "
Presenza di Nomadi" tra le segnalazioni che si possono inviare via web al servizio clienti può essere la scelta di un singolo manager, ma rilfette i criteri di selezione del personale che l'azienda privilegia nel reclutare i suoi collaboratori. Evidentemente la personalità collettiva della catena di centri commerciali rivela una pericolosa indifferenza verso questioni che in una società di diritto sono fondamentali. Ignorarle, o peggio ancora violarle più o meno senzientemente, stride con l'immagine di
servizio clienti, a meno che i
clienti non siano per la maggior parte fascisti, razzisti o individui affetti da una particolare fobia nei confronti del diverso.
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Dopo il pressing della blogosfera, Alessandro segnala che
Carrefour ha appena rimosso la voce dal menu a tendina corrispondente, e aggiunge che dovrebbero anche chiedere scusa.
Io mi domando se abbiano chiesto scusa perlomeno l'altra volta [
leggi "Le parole che non ti ho detto" e guarda il video].