
Mr.President, Help Internet in Italy!
Il Decreto Romani tradisce finalmente il suo reale ispiratore: la Binetti. La Net Neutrality? Superata: in Italia arriva la Net Teocracy. Si potrà navigare soltanto sui siti web che rispettano i dieci comandamenti. In anteprima su Byoblu.Com le nuove tavole della legge, i primi dieci commi del Decreto Romani così come verranno presentati al Consiglio dei Ministri.
- Io sono Romani, il padrone della tua connessione.
- Non pronunciare invano il nome del tuo Ministro delle Telecomunicazioni.
- Osserva e santifica la disconnessione forzata: salverà la tua anima.
- Onora Silvio Berlusconi e le sue televisioni.
- Non indulgere in videogiochi violenti.
- Non commettere atti impuri (non collegarti a YouPorn).
- Non scaricare film e musica dalla rete.
- Non fare dirette streaming.
- Non caricare video su YouTube.
- Non desiderare informazioni di altri, che non siano Mediaset, Rai o Il Giornale.
Oltre all’equiparazione di videoblog come questo a una televisione vera e propria, Romani farà stilare una lunghissima lista di siti ritenuti inadatti ai minori. Se ci capiti sopra, sarà il Governo stesso ad avvisare via sms mamma e papà, e a disconnetterti immediatamente dal web (il grande esperto di rete Romani, con un lessico che tradisce la sua devozione al dio televisione, parla o straparla di “interruzione della trasmissione”).
Eccolo, il liberalista e libertario Popolo delle Libertà. Sei talmente libero che se ti fai una sega mamma viene avvisata al lavoro, e lo stato ti sfila via la mano sul più bello. Una pratica che mi ricorda quella delle suore che legavano i polsi degli handicappati gravi ai braccioli delle sedie, per impedire loro di godere dell’unico piacere che la vita non gli aveva ancora negato. E’ attualmente allo studio un accordo con la Santa Sede per inviare in automatico 10 Ave Marie e 1 Padre Nostro sull’IPhone dell’incauto ragazzino (o ragazzina: non c'è la parità dei sessi?). Dopo tre infrazioni, seguite da disconnessione ministeriale, il caso verrà prontamente segnalato ad un assistente sociale o, se va in porto la convenzione con il Vaticano, a un padre spirituale per il ricovero in una comunità di sesso-dipendenti. Per i recidivi, la castrazione chimica, perché frequentare un sito web porno è indizio di chiare ed incontrovertibili turbe della personalità che potrebbero potenzialmente sfociare nel lancio di un fallo vibrante alla Carfagna durante un bagno di folla.
Chi invece volesse continuare a masturbarsi sul catalogo postalmarket, come si faceva una volta – senza che nessun Ministero telefonasse all’ufficio di papà -, o sui culi delle veline Mediaset, può continuare tranquillamente, a patto di tirarsi su la cerniera della patta prima dell’inizio del TG4 (così, per una forma di rispetto, ma anche perché sfido chiunque a mantenere l’erezione guardando negli occhi Emilio Fede).
C’è qualcosa che mi sfugge, in tutto questo, una logica contorta, un cortocircuito della ragione. Chi accusa mediaset di avere mercificato il corpo della donna, strumentalizzandolo al fine di ottenere audience, quindi soldi, quindi potere, è un moralista. Chi invece mette all’indice una lunghissima lista di siti web, perché certe cose non si fanno, è un difensore della libertà. Contraddizioni?
Orwell aveva poca fantasia: il futuro sarebbe andato ben oltre. Ragioniamo su questo: quali sono i siti web ritenuti inadatti? I siti porno? I siti di scommesse online? Magari anche i siti che contengono un linguaggio violento oppure offensivo? E perché non i siti di informazione che riportano fatti di cronaca scabrosi? Perché non i siti di informazione libera, con il loro linguaggio così crudo, rivoluzionario, ostile alle istituzioni, che confonde la mente dell’adolescente ancora troppo ricettiva, elastica e permeabile?
In fin dei conti, Byoblu.Com è già stato oscurato in quasi tutte le reti sulle quali navigano i lavoratori ministeriali, perché i dipendenti pubblici devono lavorare, non informarsi. Dunque, tutti i siti di informazione libera dovrebbero parimenti risultare oscurati, giusto? No, non tutti, non Grillo e non Travaglio: solo questo blog, seguendo una logica arbitraria di censura preventiva, tanto peggiore perché non resa pubblica, probabilmente dovuta ai fatti descritto nell'articolo 7 giorni: la videocassetta che uccide, acquisiti agli atti dell’inchiesta sulle gravi responsabilità associate al terremoto dal Procuratore capo Alfredo Rossini di L’Aquila.
Se dovesse passare il concetto che lo stato gestisce la lista dei buoni e dei cattivi, poi sarebbe un attimo infilarci dentro questo o quel blog. Tanto, fare richiesta di accertamento per verificare se il proprio sito sia stato inserito all’indice o meno è procedura complessa che scoraggia i più, e in ogni caso fa perdere tempo, giusto il tempo necessario ad oscurare una notizia scomoda.
Io ed Enzo Di Frenna stiamo cercando sessanta audaci che vengano con noi in via Vittorio Veneto, a Roma, il 20 febbraio. Avremo le caviglie incatenate, una bandana in testa e pesteremo forte i piedi nudi al suolo, al suono dei tamburi.
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(*) in quanto pericoloso terrorista