
19 settembre 2008 - 01.27
Le parole che non ti ho detto
Quando
avere fretta prende il sopravvento sul tempo, il nostro tempo, è un
brutto segno. Quando una civiltà perde il rispetto per il
sacro, è un brutto segno. Un
bruttissimo segno. Quando neppure a un bambino è concesso di
sognare, perchè
non c'è tempo, allora è
proprio finita.
Che cosa stiamo diventando, se non abbiamo più
rispetto neppure per
i bambini? I bambini sono il nostro
passato. Sono quello che eravamo e che non siamo più capaci di essere. Ciò che abbiamo
perduto. I bambini sono il
futuro. Sono il solo scopo per cui esistiamo: continuare ad esistere. I bambini sono la
speranza, la speranza di
cambiare. Sono forse il solo
motivo valido per cui di fronte al
giudizio universale potremmo avere una sola
chance di non essere sterminati tutti, di
valere ancora qualcosa. I bambini sono
sacri.
Chi non ha rispetto neppure per un bambino,
non è più un uomo. E
non è più una donna.
Non è più
niente.
Oggi,
internet non gli lascia
scampo.
Barbara è la mamma di un angelo biondo.
Alexander ha quattro anni e mezzo. E' un tipo
taciturno. I dottori lo chiamano
autismo, ma le parole sono illusioni.
Confondono. Talvolta sarebbe meglio non usarle. A volte ci si capisce meglio e forse anche
di più. Alexander ha fame d'amore. E' come un
buco nero, assorbe tutto e lo custodisce dentro di sè. E' come una
cassaforte: i nostri
pensieri, affidati a lui, sono al sicuro. Bisogna fare attenzione a ciò che gli si lascia in custodia, Va selezionato, poichè vi resterà per molto tempo. Questa società ha perso il valore e l'importanza di uno
sguardo. E' una società
cieca ma ahimè non sorda... nè muta! Le parole di chi non sa guardare nè guardarsi dentro sono vane, inutili, vuote. Vuote di
pensieri, vuote di
amore,
senz'anima. E le parole che si ascoltano non sono niente, solo
rumore. E il rumore
fa male.
Alexander porta con sè una grande
lezione: se non sai bene cosa dire, meglio
tacere. Meglio un
sorriso. Meglio, piuttosto che tutto questo
frastornante vaniloquio.
Per una giornata, per un giorno solo.. vorrei che fossimo tutti autistici. Per tornare, finalmente, a guardarci.
Senza parole. Perchè le parole che non ti ho detto, sono sempre quelle
giuste.